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Il Tritacarne di Cruciani

Ho appena visto la terza puntata del Tritacarne di Giuseppe Cruciani (ogni venerdì alle 23.00 su Current Tv). Che come spiega nel promo, vestito da macellaio coi guanti di lattice alla Dexter Morgan: «Per scoprire un personaggio, bisogna farlo a pezzi». In pratica vengono presi di mira politici, giornalisti e scrittori – incidentalmente in tre puntate sono stati scelti obbiettivi facili facili per un berlusconiano liberale come lui (Telese, Pennacchi, Saviano, Bocchino, De Magistris, ecc.), oltre a un paio di giganti berlusconiani liberali (Santanché e Grassano) – che per 30 minuti vengono mostrati nelle loro contraddizioni (insomma, giochino scontato ma efficace). Il programma offre qualche spunto interessante, tipo il pezzo in cui Saviano paragona la cosidetta macchina del fango all’omicidio Matteotti, o la Santanché che dichiara di avere conseguito un master alla Bocconi mentre si trattava di un corso di una settimana; poi però scade tutto in un pressappochismo allucinante (al riguardo consiglio l’ottimo bignami sugli elementi fondamentali del crucianismo comunicativo, indispensabile se non conoscete il personaggio).

Che a me il Crux sta pure simpatico eh, fa folklore (un po’ come l’occhio sinistro di Sechi), e tempo fa ascoltavo anche i podcast della Zanzara su Radio 24. Poi ho smesso. Perché le cazzate vanno assunte in dosi omeopatiche, e 1 ora e mezzo al giorno per cinque giorni la settimana è un po’ troppo. Comunque dicevo, secondo me il difetto di Cruciani (che è tipo un Ferrara o uno Stracquadanio che non prende coscienza di essere berlusconiano) è intanto che viene pagato da Berlusconi (scrive su Panorama), che però in Italia non vuol dire un cazzo essere pagati da Berlusconi, perché anche Corrado Augias viene pagato da Berlusconi, quindi come non detto.

Il fatto è che non approfondisce gli argomenti manco per niente e dice delle assurdità senza un filo di logica o la minima pezza d’appoggio, con la pretesa di essere uno controcorrente (e liberale, ovvio): tipo che «Le donne che si rivolgono a un uomo ricco e potente per entrare nel mondo dello spettacolo sono il segno che la società occidentale funziona», o che «Vendere il proprio corpo è il segnale che c’è la libertà» (ma dovee? in che mondoo??). Alla Zanzara, quando un ascoltatore inizia a dargli sui nervi, e capita ogni 5 minuti, da bravo conduttore alza la voce e il più delle volte taglia la telefonata con un «Pubblicitààà!», «Borsaaa!», «Trafficooo!». L’equivoco di quelli come Cruciani è pensare che basti essere (o anche solo venire percepiti come) politically incorrect per diventare battitori liberi e maitre à penser liberali… Not a chance, my dear, not a chance.

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